Category: Notizie

Gomme invernali, è scattato l’obbligo

Gomme invernali, è scattato l’obbligo di montare gli pneumatici adatti alla stagione fredda. L’obbligo riguarda molte strade italiane – ma non tutte – e durerà fino al 15 Aprile 2023. Più o meno tutte le regioni italiane hanno tratti stradali o autostradali soggetti a tale obbligo, deciso dai gestori della rete stradale ed indicato con una segnaletica verticale specifica. Alternative ammesse: le catene da neve a bordo e le calze da neve (ne parleremo presto), autorizzate dal ministero dell’Interno con una circolare del 27 ottobre 2022. Le temperature ancora miti non sono una giustificazione: l’inverno arriverà ed è bene farsi trovare pronti. Per evitare multe ma – soprattutto – per viaggiare sicuri.

Quali sono le caratteristiche dello pneumatico invernale? Una mescola più morbida a base di silice, che lavora al meglio con temperature pari o inferiori a 7 gradi garantendo la migliore tenuta di strada. Non a caso, si chiamano anche gomme termiche.  Il battistrada, con incavi più profondi e lamelle che permettono di avere maggiore aderenza anche su ghiaccio e neve.

Per essere in regola con la normativa, basta il montaggio delle gomme invernali sulle sole ruote motrici. Per ottenere il massimo di aderenza è meglio però montarle su tutte e quattro le ruote, magari invertendole ogni 10mila km di percorrenza; con solo una coppia, la vettura diventa più instabile.

Come si riconoscono le gomme termiche? Attenzione. Se scegliete pneumatici che riportano sulla spalla il simbolo M+S, siete a posto con la legge: avete montato pneumatici invernali. In realtà, si tratta di pneumatici più correttamente classificabili all season. Sono idonei alla marcia in inverno, ma – in presenza di freddo intenso o neve – non possono garantire un livello di aderenza ottimale; meglio utilizzarle in zone con temperature invernali prevalentemente miti. Per la massima sicurezza meglio cercare il “pittogramma alpino”, un simbolo che rappresenta una montagna a tre cime con all’interno un fiocco di neve. Il simbolo indica il superamento di uno specifico test omologativo su neve e le caratteristiche superiori dello pneumatico in condizioni meteo avverse.

Per chi non ottempera: sanzione pecuniaria da 41 a 168 euro nei centri abitati; da 84 a 335 euro su strade extraurbane,

Quanto costano gli pneumatici invernali? Costano. Più o meno il 20% in più rispetto alle gomme estive, con prezzi diversi da costruttore a costruttore. Ma in questo caso, occhio alla qualità più che al prezzo, ne va della nostra e dell’altrui sicurezza su strada.

Sul sito di Autostrade per l’Italia,  tutti i tratti autostradali sui quali vige l’obbligo: leggi qui

Abbiamo affrontato il cambio di stagione, quello opposto,  qui

 

Massimo Alparone nel team Driving Academy

Grandi novità per il nostro brand di guida sportiva! Massimo Alparone  entra nel team Driving Academy, per curare la preparazione fisica e consigliare sul benessere pre/post sessioni di guida. Preparatore atletico, tecnico del CONI, docente accademico, esperto di benesserer RAI, Alparone è un atleta noto e pluripremiato a livello mondiale.

«Sono da sempre un appassionato di motori, a due e quattro ruote, e so quanto sia fondamentale sostenere la preparazione tecnica con quella fisica e alimentare. La Driving Academy è una delle migliori per qualità della formazione e del parco auto messo a disposizione. Il mio “sì” alla collaborazione con una realtà così prestigiosa è stato convinto e immediato» ha dichiarato Alparone.

Grande soddisfazione esprime anche Vito Popolizio, ex pilota di F2 e general manager di Driving Academy «Siamo molto felici di avere a bordo un esperto della preparazione fisica come Massimo Alparone. È un’occasione preziosa per arricchire i nostri corsi con una didattica teorica e pratica mirata alla preparazione fisica pre e post guida. Lo consideriamo il completamento ideale della nostra offerta formativa e un’attenzione in più verso i partecipanti»

 

La presentazione ufficiale

La presentazione ufficiale sarà in pista, sabato 19 novembre, al Circuito Enzo e Dino Ferrari di Imola. L’occasione, la prossima Sport Driving Experience di Driving Academy. Un’esperienza esclusiva alla guida delle auto più tecnologiche e performanti al mondo: Ferrari, Lamborghini, Porsche. Divertimento e formazione sono garantiti! Gli allievi – affiancati da piloti istruttori professionisti – acquisiscono tecniche e padronanza di guida sportiva.

Ma è un’esperienza per tutti o solo per guidatori esperti? «È un’esperienza adatta a tutti, lo confermano anche i tanti feedback che abbiamo ricevuto» ci conferma Popolizio «La sessione teorica che apre la giornata e l’affiancamento costante degli istruttori consentono a tutti di imparare ed emozionarsi in sicurezza. Massimo Alparone nel team Driving Academy è un grande valore aggiunto»

Per scegliere la vostra esprienza: Driving Academy

Stop ai motori a combustione

Manca la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ma l’accordo è stato raggiunto lo scorso 27 ottobre. Europarlamento e Consiglio UE hanno fissato per il 2035 lo stop definitivo alla vendita di auto con motori a combustione. Il futuro dell’auto in Europa sarà a zero CO2. L’impegnativo traguardo dovrà essere raggiunto attraverso due step intermedi di riduzione delle emissioni nocive: taglio del 25% entro il 2025 e del 50% entro il 2030, per raggiungerepoi  nel 2035 quota zero. Niente tappe intermedie per i piccoli costruttori – da 1000 a 10.000 vetture all’anno – tenuti solo a farsi trovare pronti per lo stop finale. Esentati invece i produttori “di nicchia”: chi produce meno di 1.000 auto all’anno potrà continuare a costruire e vendere auto a benzina o diesel anche dopo il 2035.

Dal 2026, la Commissione “valuterà i progressi fatti … e l’eventuale necessità di modificare gli obiettivi fissati, tenendo conto dello sviluppo tecnologico”. Se e-fuels (carburanti sintetici) e biocarburanti da fonti rinnovabili raggiungeranno le zero emissioni entro il 2026, l’esecutivo potrà valutare possibili deroghe o revisioni.

La strada per lo stop ai motori a combustione parte da luglio 2021 , quando la Commissione Ue presenta “Fit for 55”, un pacchetto di riforme pensato per un taglio alle emissioni (rispetto al 1990) del 55% invece che del 40% entro il 2030. Un disegno che si inserisce nel Green Deal, il maxi-piano dell’Unione Europea per una revisione profonda delle politiche energetiche e climatiche. Obiettivo davvero molto ambizioso.

Esprime soddisfazione per l’accordo la presidenza di turno della Ue, con il ministro ceco la sua Jozef Síkela: «Questo accordo spianerà la strada a un’industria dell’auto moderna e competitiva nell’Unione europea. Il mondo sta cambiando e noi dobbiamo rimanere all’avanguardia nell’innovazione. Credo che possiamo trarre vantaggio da questa transizione tecnologica. Il calendario previsto rende l’obiettivo raggiungibile anche per i costruttori»

 

 

 

Breve storia della rotatoria

Segnatevi questo nome: William Phelps Eno. Uomo d’affari americano nato a metà del 1800, viene considerato il “padre della sicurezza stradale” per le molte innovazioni che gli vengono attribuite in questo campo: il semaforo, le strisce pedonali, gli indicatori di direzione, le rotatorie.  Proprio da lui vogliamo partire per tracciare una breve storia della rotatoria, che al giorno d’oggi è largamente usata e a volte abusata. 

L’antenata della rotatoria sembra essere Piccadilly Circus a Londra, realizzata nel 1819. Ma su questo grande anello era consentito il doppio senso di marcia, cosa che vanificava l’obiettivo di decongestionare il traffico già intenso di quella zona della capitale britannica. 

Fu invece William Phelps Eno a proporre nel 1903 la prima rotatoria a senso unico di circolazione per il Columbus Circle di New York City. Qualche anno dopo, nel 1907, l’urbanista e architetto francesce Eugene Henard realizzò la prima rotatoria francese (ed europea) a Parigi nella Place de l’Etoile. Questa famosissima piazza è il punto di origine di ben dodici strade! 

Nel 1926 in Inghilterra il termine “roundabout” (“rotatoria”, appunto) sostituì quello originale di “gyratory” (giratoria). Sui roundabout la regola era quella della precedenza a destra: i veicoli sull’anello dovevano dare precedenza ai veicoli in ingresso. Dal 1966, si cambia e si introduce la priorità off-side: la precedenza spetta ai veicoli sull’anello.

In Italia si arriva un po’ in ritardo. La prima rotatoria viene realizzata solo nel 1989, a Lecco. Abbiamo però recuperato a partire più o meno dal 2000 e oggi questi particolari “incroci a raso” sono migliaia. Anzi, gli ingegneri ci invitano a valutare con grande attenzione se siano sempre la soluzione migliore.

Per concludere questa breve storia della rotatoria, una curiosità. William Phelps Eno vide una vera diffusione dell’automobile solo quando era già anziano, e non riuscì mai a fidarsene. Da inventore della sicurezza stradale ed esaminatore per gli aspiranti conducenti, non prese mai la patente, preferendo affidarsi per i suoi spostamenti a un autista. 

 

 

 

Sottosterzo e sovrasterzo: due comportamenti anomali

Sottosterzo e sovrasterzo, di che cosa si tratta esattamente? «Quando vedi l’albero che stai per centrare, quello è sottosterzo. Quando senti il colpo senza vedere l’albero, quello è sovrasterzo». Lo spiega così, in modo semplice ed efficace, l’ex campione di rally Walter Röhrl. Quando per un errore di guida si supera il limite di aderenza, si possono verificare sottosterzo e sovrasterzo: due comportamenti anomali, opposti tra loro.  In entrambi i casi, la vettura finisce su una traiettoria diversa da quella impostata dal guidatore.

Quando in ingresso curva perdono aderenza gli pneumatici anteriori si innesca il sottosterzo. L’auto sterza meno del necessario e allarga con l’avantreno la traiettoria impostata dal guidatore: invece di curvare, prosegue dritta. Immaginate il pericolo, se l’auto punta verso un muretto a bordo strada o verso il guard-rail di protezione. Il sottosterzo si verifica prevalentemente perché siamo distratti al volante o vogliamo guidare al di là delle nostra capacità tecniche. Perché succede? A  causa di un ingresso troppo veloce in curva,  di una brusca sterzata o di una brusca frenata mentre si sta sterzando, in condizioni di scarsa aderenza.

Quando in fase di sterzata perdono aderenza gli pneumatici posteriori si innesca il sovrasterzo: il retrotreno allarga la traiettoria verso l’esterno, mentre le ruote anteriori tendono a chiudere il raggio della curva. Il rischio maggiore in questo caso è quello di finire in testacoda, magari con l’auto che si ferma al centro della corsia di marcia opposta.  Perché succede? A cuasa di una brusca frenata, di una brusca decelerazione in curva con una marcia bassa, di una brusca sterzata in percorrenza di curva.

«Lo verifichiamo nella nostra esperienza di istruttori: nella quasi totalità dei casi, sottosterzo e sovrasterzo si verificano a una velocità che rappresenta il limite del guidatore, non dell’auto» commenta Vito Popolizio. Alla stessa velocità, nella stessa situazione, se si applicano le corrette tecniche di guida l’auto non perde aderenza. La tecnica per gestire il sottosterzo è più semplice rispetto a quella richiesta per il controllo del sovrasterzo. Per questa ragione, le auto più recenti sono progettate in modo da avere un comportamento tendenzialmente sottosterzante.

In caso di sottosterzo e sovrasterzo, comportamenti anomali e opposti, sappiamo intervenire? Quali sono le tecniche corrette, quali errori evitare, come correggere questi pericolosi fenomeni? Il peso a bordo modifica il comportamento del veicolo?  Per saperne di più, consultate il nostro manuale Sicuri al volante, disponibilesu Amazon in versione cartacea e su Lulu in versione cartacea e come ebook.

Bonus trasporti, cos’è e come funziona

Nei nostri corsi di Ecodrive insegniamo a guidare “verde”, riducendo i consumi di carburante e le conseguenti emissioni nocive. Ma c’è un altro modo per ontribuire a una mobilità sostenibile: rinunciando all’auto. Da solo, il settore dei trasporti causa circa un quarto delle emissioni totali di gas serra; gli Stati UE si sono impegnati a intervenire con soluzioni efficaci per l’ambiente, utili a contrastare la crisi energetica e “sostenibili” anche per i cittadini. Un incentivo all’utilizzo dei mezzi pubblici arriva con il bonus trasporti.

Si tratta di un buono per l’acquisto di abbonamenti al trasporto pubblico locale, regionale, interregionale e per il trasporto ferroviario nazionale italiano, per un valore mensile massimo di 60 euro.  Il bonus trasporti può esser richiesto da chi ha posseduto nel 2021 un reddito personale lordo annuo non superiore ai 35.000 euro. I redditi interessati sono  tutti quelli dichiarati e imponibili ai fini fiscali, non solo quelli da lavoro o da pensione, ma anche i redditi da lavoro autonomo.

Il bonus riporta il nominativo del beneficiario e non è cedibile ad altri, neanche in ambito familiare. Se più componenti della stessa famiglia utilizzano i mezzi pubblici, ognuno deve presentare la propria richiesta. Per i minorenni, la richiesta deve naturalmente essere presentata da un genitore.  Il bonus può essere richiesto ogni mese (fino a dicembre 2022 o fino a esaurimento dei fondi) e deve essere utilizzato entro il mese solare di emissione, altrimenti non è più valido, ma l’abbonamento acquistato può partire anche dal mese successivo. Cioè: se ricevo il bonus a ottobre devo utilizzarlo entro la fine di ottobre, per acquistare un abbonamento che può iniziare la sua validità dal mese di novembre. 

Il bonus trasporti può essere richiesto sul portale del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali fino al 31 dicembre 2022.

Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale

Pochi giorni fa, con decreto del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti è stato costituito il Comitato per l’attuazione del Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale (PNSS 2030). Un passo avanti verso l’ ambizioso obiettivo del Piano: ridurre del 50% rispetto al 2019 il numero di vittime di incidente stradale, secondo le indicazioni della Commissione Europea e dell’Agenda 2030 dell’ONU (ne parliamo qui)

Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale: il Safe System

Il ruolo del nuovo organo sarà, spiega un nota ministeriale,  “definire e promuovere le azioni necessarie per raggiungere gli ambiziosi obiettivi del Piano (…) affrontando in modo coordinato tutte le tematiche della sicurezza stradale”. L’approccio è quello del Safe System, che costituisce la cornice per le politiche di sicurezza stradale degli Stati ONU.  È riconosciuto oggi come il più efficace: affrontare il problema considerando tutti i possibili fattori di rischio. Quattro i principi guida del Safe System:

–  I guidatori commettono errori che possono portare a incidenti
–  Il corpo umano ha una capacità fisica limitata per tollerare le azioni di impatto senza subire danni
–  Esiste una responsabilità condivisa tra coloro che progettano, costruiscono, gestiscono e utilizzano il sistema stradale nel prevenire incidenti gravi
–  Tutte le parti del sistema devono essere rafforzate, in modo tale che, se una parte si guasta o fallisce, gli utenti della strada siano comunque protetti

 

Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale: le azioni

Nel quadro dell’approccio definito dal safe System, ecco alcune delle azioni previste dal Piano:
– miglioramento delle infrastrutture e della sicurezza dei veicoli
– aggiornamento dei criteri di progettazione delle strade
– manutenzione programmata delle strade
– incremento delle “zone 30 km” nei centri urbani
– realizzazione di piste ciclabili per favorire la mobilità dolce
– campagna di informazione e comunicazione, con la proposta di spazi per l’educazione stradale nelle scuole e attenzione per gli over 65

Comitato per l’Attuazione: funzioni e obiettivi

Il Comitato è presieduto dal ministro dei Trasporti. È formato dai rappresentanti dei ministeri (Economia e Finanze, Salute, Interno, Istruzione, Università e Ricerca, Sviluppo Economico), delle Regioni e degli Enti Locali. Tra i suoi compiti:
– individuare le linee per l’aggiornamento del PNSS 2030
– coordinare le azioni dello Stato con gli indirizzi dell’Unione Europea
– coordinare gli interventi delle amministrazioni pubbliche e di soggetti privati
– valutare gli interventi e verificare l’impatto delle misure attuate

Piano nazionale della Sicurezza Stradale, linee guida di attuazione

Educazione stradale

Una giornata diversa per la 𝗘𝗟𝗧 𝗘𝗹𝗲𝘁𝘁𝗿𝗼𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗚𝗿𝗼𝘂𝗽 di Roma! Sabato scorso, 17 settembre, Scuola di Guida Sicura – in partnership con 𝗛𝗥𝗖 𝗙𝗼𝘂𝗻𝗱𝘁𝗿𝗮𝗶𝗻𝗶𝗻𝗴 – ha dedicato la mattinata ai figli dei dipendenti dell’azienda, coinvolti in un percorso di educazione stradale. L’obiettivo, centrato in pieno, era quello di sensibilizzare i bambini in merito ai pericoli della strada. Abbiamo scelto di farlo giocando, unendo alla competenza di Vito Popolizio e dei suoi istruttori gli scherzi di un simpatico clown, per insegnare con un sorriso regole e comportanti importanti per la sicurezza stradale. Un grande successo, per i piccoli e per i loro genitori.
All’idea di “educazione stradale” si è arrivati con il Codice della Strada del 1992. L’art 230 prevede infatti la promozione “di appositi programmi da svolgere come attività obbligatoria nelle scuole di ogni ordine e grado, che concernano la conoscenza dei principi della sicurezza stradale”.  Non possiamo però pensare di affidare questo (importante!) compito solo alla scuola. Le famiglie giocano un ruolo decisivo e noi professionisti possiamo sostenerle nella formazione di futuri pedoni/ciclisti/automobilisti consapevoli. 

Che cosa si insegna ai più piccoli? Si parte dalle regole per muoversi a piedi: camminare per strada sembra facile, ma bisogna imparare. La funzione di marciapiedi e strisce pedonali, le regole per l’attraversamento, i cartelli stradali: non basta spiegare la teoria, molto più efficace la pratica! Le regole del Codice della Strada vengono spiegate attraverso la sperimentazione di diverse situazioni ricreate ad hoc.

Ma dopo la bella giornata trascorsa insieme, la palla passa nuovamente ai genitori: l’esempio degli adulti  è fondamentale. I piccoli assorbono i nostri comportamenti, perciò non dimentichiamo mai, in loro presenza, di applicare correttamente le regole della strada. È importante sempre, per la sicurezza di tutti. Ma ancora più importante quando in gioco c’è la formazione dei nostri figli, nuovi utenti della strada.

 

Sicurezza o silenzio?

Niente rumore: l’auto elettrica scivola silenziosa sulla strada. L’ambiente cittadino ringrazia, ma…  Pedoni, ciclisti, soggetti  vulnerabili come le persone ipovedenti, si muovono nel traffico affidandosi anche a informazioni acustiche. A bassa velocità, le auto elettriche sono così silenziose che è quasi impossibile sentirle arrivare. Sicurezza o silenzio, dobbiamo scegliere? Come conciliare i due interessi?

L’Unione Europea è corsa ai ripari. Da luglio 2019, il sistema AVAS. è obbligatorio per tutti i veicoli elettrici o ibridi di nuova immatricolazione. Da luglio 2021 l’obbligo è stato esteso a tutte le auto elettriche e ibride in circolazione: se l’auto non lo monta, l’AVAS va installato.

Il fondamento della norma è solido. Come dimostrano numerose ricerche, gli incidenti tra pedoni e veicoli silenziosi sono più frequenti degli incidenti con veicoli “tradizionali”. In particolare, uno studio della National Highway Traffic Safety Administration – l’ Agenzia governativa americana per la sicurezza nei trasporti – ha evidenziato un aumento di rischio del 19%.

Il sistema AVAS

Che cos’è l’AVAS? La sigla sta per Audible Vehicle Alert System, un sistema di “rumore artificiale” che emette un suono di intensità compresa tra i 56 e i 75 decibel. Il dispositivo si attiva automaticamente in retromarcia e a velocità inferiore ai 20 km, si disattiva quando la velocità aumenta. In base a diversi test, infatti, a velocità superiori la rumorosità naturale risulta adeguata a segnalare la presenza del veicolo. Nei veicoli ibridi, l’AVAS si attiva solo quando il veicolo viaggia in modalità elettrica. Importante: il sistema AVAS non può essere in nessun caso venire escluso dal guidatore.

Il segnale AVAS si propaga soprattutto all’esterno, quindi non risulta fastidioso per chi occupa l’abitacolo. Il suono emesso è simile al segnale acustico dei semafori pedonali ma alcune case automobilistiche hanno deciso di “personalizzarlo”. Si va dalle musiche del felliniano Amarcord a temi pensati ad hoc da un celebre compositore contemporaneo, c’è chi ha scelto un “canto” ispirato alla fantascienza e chi ha predisposto una playlist di suoni elaborati e mixati. 

Sicurezza o silenzio? Forse il traffico urbano al silenzio non è ancora abituato…

 

Spegnere il motore

Ridurre consumi, usura del veicolo e inquinamento? È possibile per tutti, mettendo in pratica tutti i giorni alcune semplici indicazioni di guida ecologica. È uno stile di guida che richiede attenzione, allenamento e responsabilità, ma i vantaggi sono assicurati. Uno dei consigli probabilmente meno seguiti, ma davvero utile, è: spegnere il motore. In che senso? Vediamo. 

Spegnere il motore conviene. Una coda al semaforo, un incolonnamento, una sosta per rispondere al cellulare o per far scendere un passeggero: se la sosta dura più di 10 secondi, conviene spegnere il motore e riavviarlo solo al momento di ripartire. Tenere il motore acceso consuma inutilmente carburante e produce circa 10 litri di gas di scarico al secondo.

Qualche cifra per chiarirci le idee.
In città, diciamo che capita una sosta di 50 secondi ad ogni km percorso. Se spegniamo il motore ad ogni sosta, dopo 200mila km e 200mila soste dovremo sostituire il motorino di avviamento, con una spesa che va dai 200 a 600 € (dipende dal tipo di veicolo che possediamo). “Visto? Allora non conviene!” Un attimo: vediamo i numeri se lasciamo il motore sempre acceso. Consumo totale  di carburante nelle 200mila soste: 4mila litri (0,02 litri per sosta); al costo medio di 1,4 € al litro significa un totale di 5,600 euro, bruciati inutilmente per stare fermi.

Secondo un’idea diffusa, spegnere e riaccendere spesso il motore può danneggiarlo, ma è vero? No, lo spegnimento non provoca danni! Non a caso, molti veicoli recenti montano un sistema Start and Stop che spegne automaticamente il motore in caso di sosta, valutando diversi parametri. Il sistema si attiva quando il conducente ferma il veicolo e mette in folle. Quando si preme la frizione o si solleva il piede dal freno il sistema “capisce” che è il momento di riavviare il motore e agisce di conseguenza. Con questo sistema, si può realizzare un risparmio di carburante medio del 4/6%, e arrivare fino al 10%. Uno studio del Politecnico di Madrid è arrivato ad evidenziare una riduzione di CO2 dell’ordine del 20% su un tragitto percorso alla velocità media di 15.5 km/h, in condizioni simili a quelle di un tragitto urbano caratterizzato da traffico intenso.

Va detto: con lo Start and Stop non è possibile utilizzare una batteria standard, ma è necessario dotare la vettura di una batteria con accumulatori più potenti, in grado di resistere alle numerose accensioni richieste dal sistema. Se, infatti, per le vetture “normali” è sufficiente utilizzare una batteria progettata per un ciclo medio di 30.000 accensioni, per quelle dotate di Start and Stop questa cifra si moltiplica fino a raggiungere le 300.000 accensioni. E la batteria è più costosa.

Altri consigli di guida ecologica si trovano qui, quiqui sul sito e sul nostro manuale Sicuri al volante, disponibile in versione cartacea su Amazon e in versione eBook e cartacea su Lulu.