Category: Notizie

Guida difensiva, la sicurezza innanzi tutto

Della guida difensiva abbiamo già parlato (vedi articolo del 10 luglio), spiegando di cosa si tratta: una formazione avanzata che  include, oltre la conoscenza delle tecniche di guida, una specifica capacità di riconoscere e prevenire situazioni di rischio potenziale. Oggi mettiamo in evidenza un paio di caratteristiche del guidatore difensivo.

La sicurezza prima di tutto – Il guidatore difensivo mantiene sempre un comportamento corretto e non aggressivo, ponendosi così in posizione di forza rispetto ai cattivi guidatori. È importante mantenere la calma e assumere un atteggiamento tollerante e collaborativo, compensando gli errori altrui ed evitando tensioni che potrebbero tradursi in comportamenti pericolosi. Naturalmente, nell’ambito delle regole del Codice della Strada! Se abbiamo la precedenza, non ci fermeremo per lasciare strada: finiremmo per creare confusione.

La strategia migliore è guidare attenti e concentrati. Adattiamoci al flusso del traffico ed evitiamo di creare intralcio alla circolazione. Forse staremo al volante qualche minuto in più, ma guadagneremo in sicurezza.

Se un auto vuole sorpassarci cerchiamo di rendere la cosa più semplice. Niente competizione! Evitiamo di accelerare e controlliamo di lasciare abbastanza spazio davanti a noi per agevolare il rientrro in corsia. Non serve dirlo: senza però rallentare bruscamente. Se siamo noi  a cambiare corsia, ricordiamo di segnalare  le nostre intenzioni. Le frecce vanno azionate sempre e con adeguato anticipo.

Non è un caso raro: se un clacson ci sollecita con insistenza, evitiamo di reagire. Se l’automobilista ci rivolge sguardi minacciosi o gesti volgari, non raccogliamo la sfida. Anche se abbiamo ragione, evitiamo le discussioni e allontaniamoci.  Ricorda: guidare serve ad arrivare a destinazione, non è mai una competizione!

Per insegnare le tecniche del guidatore difensivo, la nostra Scuola propone un corso specifico. Scopritelo qui sul nostro sito.

Una giornata importante

La prossima domenica, 21 novembre, si celebra la “Giornata mondiale in memoria delle vittime della strada”, proclamata per la prima volta dall’ONU nel 2005. Ogni anno, nella terza domenica di novembre, si ricordano le vittime della strada. Ma non solo: in questa giornata, tante iniziative in tutto il mondo puntano a sensibilizzare gli automobilisti sui corretti comportamenti di guida.

Vediamo qualche numero. Il 2020 ha fatto registrare una drastica diminuzione di incidenti stradali e vittime, ma si tratta di una conseguenza del periodo di lockdown: per diversi mesi, la circolazione stradale è rimasta praticamente assente. Anche con questa premessa, si sono verificati in Italia 118.298 incidenti stradali con lesioni a persone. Le vittime sono state 2.395 morti  e 159.249 le persone ferite.

La cause più frequenti? Distrazione alla guida, mancato rispetto della precedenza e  velocità troppo elevata (nel complesso il 40,2%). E proprio la violazione del limite di velocità è l’infrazione più sanzionata: oltre 2.100.000 multe elevate da polizia stradale, carabinieri e polizia locale.

Molto mirata e molto opportuna è quindi la campagna “Sulla buona strada” rilanciata in occasione della Giornata Mondiale dal ministero delle Infrastrutture e delle Mobilità Sostenibili. La campagna, diffusa su tutte le reti e social media della Rai, evidenzia con due spot i rischi collegati alla distrazione e all’eccesso di velocità. Il claim “Scegli la sicurezza. Scegli la Buona Strada” sottolinea l’importanza di scelte consapevoli: non distrarsi quando si è alla guida e rispettare i limiti di velocità sono scelte che salvano la vita.

Trovate entrambi gli spot sul sito del Governo Italiano, qui: SULLA BUONA STRADA

Patente a punti – quando e come

Sappiamo che esiste, ma sappiamo come funziona? La patente a punti è un sistema che affianca le sanzioni già previste dal Codice della Strada, introdotto in Italia nel luglio 2003.

Ad ogni patente viene assegnato un punteggio iniziale di 20 punti, che si riducono ogni volta che si commette un’infrazione di una certa gravità. L’articolo 126 bis del Codice della Strada indica il sistema di punteggio con le relative infrazioni. Per ogni violazione, possiamo sapere in anticipo quanti punti patente perderemo; si va da un minimo di 1 a un massimo di 10 punti.

Esempio: chi viene sorpreso alla guida senza cintura di sicurezza pagherà una multa e subirà in più la decurtazione di 5 punti patente. Quali sono le violazioni che “costano” 10 punti? Vediamo alcune. Guidare in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti; superare di oltre 60 km/h il limite di velocità: sorpassare in situazioni pericolose;  darsi alla fuga dopo un incidente grave.

Nel verbale di infrazione gli agenti specificano il numero di punti decurtati, comunicandolo al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Contro la decurtazione dei punti patente si può presentare ricorso al prefetto oppure al giudice di pace, rispettivamente entro sessanta e trenta giorni dalla notifica del verbale. Una volta trascorso il termine indicato per fare ricorso, il MIT registra la diminuzione di punteggio in via definitiva e ne invia comunicazione al trasgressore, indicando le modalità per il recupero dei punti.

Come si  controlla il “saldo” dei punti patente? Niente più lettera spedita a casa dalla Motorizzazione Civile.  A seguito di una recentissima modifica di legge, il controllo è possibile solo attraverso il Portale dell’Automobilista (il portale di servizi e informazioni del MIT), accessibile con SPID, oppure scaricando l’app gratuita iPatente.

Cambio automatico: usiamolo al meglio

Il cambio automatico è disponibile su molte vetture ed è destinato a diffondersi sempre di più. Consente una guida meno stressante soprattutto nel traffico, ma richiede un utilizzo attento! Siete appena passati dal cambio manuale a quello automatico? Vediamo qualche consiglio per una gestione ottimale.

Manca il pedale della frizione, dunque il piede sinistro non si usa. Non serve, anzi è dannoso, rilasciare il freno con il piede sinistro mentre si preme l’acceleratore con il destro! Basta sollevare il piede (destro) dal freno e l’auto comincia a muoversi; poi, ci si sposta sull’acceleratore. Questa particolarità è molto utile nelle code o nelle manovre di precisione: basta rilasciare il freno per muoversi a velocità minima, senza bilanciare con l’ acceleratore.

Cambiate marcia tra avanti e indietro solo a vettura ferma: cambiare a veicolo in movimento durante una manovra sollecita inutilmente il cambio automatico.

Per affrontare condizioni di guida particolari, ad esempio in montagna, molti cambi automatici prevedono la possibilità di fissare il rapporto. Cioè, posizionando la leva sui numeri 1, 2 o 3 si inserisce e si “blocca” la marcia corrispondente. Perché è utile? Passare in automatico alla marcia superiore, una volta raggiunto un certo numero di giri,  può in alcuni casi essere un problema. Nelle salite, può determinare un sensibile rallentamento; nelle discese ripide, può aumentare la velocità. Meglio allora fissare il rapporto più opportuno per affrontare al meglio la situazione e sfruttare – nelle discese – l’effetto del freno motore.

Usate il “kickdown”: è il modo per indicare alla centralina che serve tutta la spinta possibile, per esempio in fase di sorpasso. Il termine indica la pressione del pedale dell’acceleratore fino a fondo corsa. Quando l’acceleratore viene abbassato completamente  (oltre la normale posizione di piena accelerazione) si inserisce automaticamente una marcia più bassa, permettendo una maggiore ripresa. 

Avete parcheggiato? Ricordate di spostare il selettore sulla lettera P di “Parking”. Questa funzione blocca albero di trasmissione e ruote, impedendo ogni movimento. Lasciare il selettore in modalità “D” e inserire il freno a mano danneggia invece la frizione.

Parliamo di grip

Come riusciamo a muovere e controllare un veicolo un movimento? Esclusivamente grazie all’aderenza, vale a dire la forza di attrito che si sviluppa tra strada e pneumatici. Più semplicemente: grazie alla capacità dello pneumatico di aderire all’asfalto, “aggrapparsi” alla superficie stradale e mantenere il veicolo in traiettoria. Più comunemente, parliamo di grip. Migliore è l’aderenza, migliore sarà la tenuta di strada.

Il grip non è sempre identico per i quattro pneumatici: varia a seconda del peso su ciascuna ruota. Sotto carico – cioè sotto sforzo – gli pneumatici si deformano modificando l’impronta a terra, cioè la superficie di contatto tra pneumatico e asfalto. L’impronta a terra è molto piccola: corrisponde circa al palmo di una mano. Cosa accade durante la marcia? Le manovra del guidatore e le forze esterne che agiscono sul veicolo modificano la distribuzione dei carichi (cioè dei pesi) sulle diverse ruote. Cambia di conseguenza anche l’impronta a terra, quindi l’aderenza che ogni pneumatico riesce a sviluppare.

La forza di attrito degli pneumatici si misura moltiplicando il peso del veicolo per uno specifico coefficiente di aderenza. Questo secondo dato varia in base a diversi elementi. I principali, legati al veicolo sono la mescola degli pneumatici, il grado di usura, la velocità alla quale si viaggia. Ma anche le condizioni dell’asfalto: un manto stradale completamente liscio renderebbe difficile l’aderenza anche del più tecnologico degli pneumatici! Così come peggiora l’aderenza in caso di pioggia, neve, olio, pietrisco, foglie.

Se il coefficiente di aderenza diminuisce, si può verificare lo slittamento delle ruote e la perdita di controllo del veicolo. Il consiglio? Controllare spesso l’usura degli pneumatici, rispettare sempre le distanze di sicurezza e adeguare la velocità alle condizioni di guida.

 

 

 

 

Sicurezza stradale, passi avanti

Per ridurre i rischi alla guida – in situazioni di marcia normale e nelle emergenze – la tecnologia può giocare un ruolo importante. I dispositivi elettronici montati a bordo del veicolo contribuiscono infatti ad alzare sensibilmente i livelli di sicurezza, come confermano studi e statistiche sugli incidenti stradali.

Partiamo da una distinzione importante, tra dispositivi di sicurezza attivi e passivi. I primi hanno lo scopo di prevenire gli incidenti stradali, i secondi quello di ridurre le conseguenze dell’impatto per i passeggeri. Tra i sistemi di sicurezza attivi ricordiamo ABS, TCS, ESP. I dispositivi di sicurezza passivi più noti sono le cinture di sicurezza e l’air bag, le prime obbligatorie ormai da decenni, i secondi ormai presenti su tutte le auto in vendita.

Con l’obiettivo finale “zero vittime” della strada entro il 2050, la Commissione Europea ha fissato una serie di passaggi intermedi che prevedono, tra l’altro, un aumento delle dotazioni tecnologiche di sicurezza attiva. A partire dal 2022, infatti, sui veicoli di nuova omologazione – quindi, nuovi progetti – sarà obbligatoria la presenza di alcuni sistemi ADAS (Advanced Driver Assistance Systems). Dal 2024, l’obbligo sarà poi esteso a tutti i veicoli. 

Tra i dispositivi da montare di serie su auto, furgoni, camion e autobus alcuni sono già molto diffusi, mentre altri sono attualmente presenti solo su modelli “top di gamma”. Tra questi, i principali sono:

  • – frenata automatica di emergenza (AEB)
  • – limitatore automatico di velocità (ISA)
  • – assistente al mantenimento di corsia (LKA)
  • – monitoraggio stanchezza del conducente
  • – scatola nera (registrazione dati incidente)
  • – anticollisione con pedoni e ciclisti
  • – avvio motore dopo controllo con etilometro

Si tratta indubbiamente di un grosso passo avanti, ma attenzione! Affidarsi completamente ai sistemi di sicurezza è un errore grave. I dispositivi non guidano l’auto al nostro posto, ma ci assistono nelle situazioni di pericolo. Perchè possano funzionare al meglio, il conducente deve essere tecnicamente preparato e consapevole di ciò che accade alla guida.

Arriva il freddo!

Cambio di stagione in arrivo? Prepariamoci nel modo giusto! Il passaggio agli pneumatici invernali è fondamentale, ma non è l’unica attenzione necessaria per mantenere una guida sicura nella stagione più fredda. Vediamo una breve lista di controlli importanti.

Pneumatici – Una pressione eccessiva o, al contrario,  insufficiente riduce l’aderenza, rendendo la guida meno sicura specialmente sull’asfalto bagnato; quindi, attenzione! Una nota: in genere, gli pneumatici invernali si gonfiano di 0,2- 0,3 bar in più per compensare l’effetto calo di pressione dovuto al freddo. Poi, il battistrada. Per legge deve essere sempre come minimo di 1,6 mm, sia in estate sia in inverno. La nostra Scuola consiglia di sostituirlo già quando raggiunge i 3 mm, ma durante la stagione fredda è meglio avere al minimo 4 mm di battistrada per affrontare in sicurezza tutte le condizioni meteo. In autunno e inverno, le piogge sono più frequenti e il fenomeno dell’acquaplaning può davvero compromettere la sicurezza. 

Batteria – È importante un controllo prima che le temperature si abbassino davvero. Nella stagione invernale le temperature basse e l’uso continuo di climatizzatore e ventilazione causano un esaurimento più rapido della batteria. Verificate che non si siano segni di corrosione e attenzione a segnali come, ad esempio, l’affievolimento delle luci. Se poi la batteria ha più di tre anni, potrebbe essere opportuno andare in officina per un test elettronico dell’efficienza di accumulatore e alternatore. Se pensate di sostituirla, meglio evitare il fai-da-te.

Luci – Le giornate si accorciano, arriva la nebbia, pioggia fango e neve le sporcano più facilmente. Controllate il corretto funzionamento di luci di posizione, anabbaglianti, abbaglianti, fendinebbia, frecce, luci di emergenza (le “quattro frecce”) e gli stop. Controllate l’altezza dei fari parcheggiando la macchina davanti ad un muro: se la luce è troppo bassa, non illuminerete a sufficienza la strada; se è troppo alta, accecherete chi sopraggiunge in direzione opposta. E naturalmente è importante tenere tutte le luci pulite!

Spazzole tergicristalli – Sollevate le spazzole,  verificate che siano pulite e che la gomma non presenti micro-crepe o punti di usura. Se il gommino resta inclinato significa che la spazzola è rimasta per troppo tempo nella stessa posizione e quindi “saltellerà” sul parabrezza senza pulire in modo uniforme. Pulite spesso manualmente il parabrezza: i corpi estranei riducono la durata delle spazzole. Rabboccate regolarmente il liquido lavavetri usando un detergente specifico: il calcare dell’acqua di rubinetto potrebbe bloccare gli ugelli.

Liquidi – Controllate i livelli di olio motore, liquido dei freni e liquido di raffreddamento. Se necessario, non dimenticate l’antigelo!   

P come principiante

Per prepararsi all’esame pratico di guida è possibile circolare al volante con il foglio rosa, ma l’inesperienza del conducente rende necessarie alcune cautele. Il Codice della Strada impone la presenza a bordo di un accompagnatore di età non superiore ai 65 anni e patentato da almeno dieci anni. In più, prevede l’esposizione obbligatoria di un contrassegno con la lettera “P” di “principiante” per segnalare agli altri utenti della strada il guidatore inesperto.

L’esposizione della “P” è obbligatoria per chi guida con il foglio rosa. L’esposizione del contrassegno non è invece richiesta per le auto delle scuole guida, dotate di altre segnalazioni adeguate. Il mancato rispetto dell’obbligo comporta una sanzione da un minimo di 87  fino a un massimo di 345 euro. 

Quali caratteristiche deve avere questo contrassegno? Naturalmente è possibile acquistare contrassegni già pronti, realizzati secondo le normative di legge. Ma per preferisci il “fai da te” ecco qualche indicazione per rispettare tutti i requisiti previsti da un regolamento applicativo del Codice della Strada

Servono due contrassegni, da applicare sia nella parte anteriore sia in quella posteriore del veicolo. La “P” deve essere maiuscola, di colore nero e di dimensioni precise: 12 cm in altezza e 9 cm in larghezza davanti, 20 cm di altezza e 18 cm di larghezza dietro. Il fondo deve essere bianco, di materiale retroriflettente. Anche qui, misure precise: 15 cm in altezza e 12 cm in larghezza anteriormente, mentre posteriormente di 30 cm per entrambe le dimensioni.

Superato l’esame e conseguita la patente, il contrassegno non è più obbligatorio. In molti scelgono comunque di mantenerlo in attesa di acquisire maggiore esperienza. Una buona idea, che induce i guidatori esperti ad essere più tolleranti. Chi di noi non ha mai avuto un sorriso di comprensione di fronte a un’auto con il contrassegno “P” che si spegne alla partenza da un semaforo?

Ecodrive – scegli l’auto giusta

In base ai dati della Commissione Europea, le autovetture contribuiscono per il 12% circa alle emissioni di CO2 causate dall’uomo in Europa. Di fronte a questa situazione, governi e consumatori sensibili chiedono alle case automobilistiche di ridurre l’impatto ambientale dei loro prodotti.

In risposta, le case automobilistiche si sono mosse con una gamma di interventi frutto di ricerca e innovazione. Migliore efficienza dei motori, interventi sulle strutture, nuove tecnologie di propulsione hanno consentito una riduzione costante e graduale delle emissioni nocive dei veicoli.

Ridurre le emissioni non dipende però solo dalle caratteristiche dei veicoli ma anche dalle scelte dei conducenti. Un cambio nel paradigma comportamentale può essere un utile complemento all’approccio tecnologico messo in campo dai produttori. Al momento dell’acquisto, pensiamo anche alla sostenibilità!

I veicoli di grossa cilindrata, progettati per raggiungere velocità elevate, consumano molto carburante anche quando viaggiano a velocità “normali”. Perché?

Per muoversi, questi motori devono sviluppare una grande potenza, che a bassa velocità viene utilizzata solo in minima parte. Questa riserva di potenza in eccesso costa cara. Se un motore lavora in condizioni diverse da quelle per cui è progettato, il suo rendimento non sarà ottimale: il consumo di carburante risulterà maggiore.

Per consumare la giusta quantità di carburante dobbiamo scegliere un veicolo adatto all’uso al quale intendiamo destinarlo. Inutile comprare un SUV e utilizzarlo come un’utilitaria! Al momento dei acquistare una vettura, prestate attenzione all’Etichetta Energia: troverete informazioni relative al consumo di carburante, alle emissioni di CO2 e all’efficienza energetica. Scegliendo l’auto “giusta” e adottando un giusto stile di guida possiamo risparmiare dal 10 al 40% di carburante.

Allacciare le cinture di sicurezza

L’uso delle cinture di sicurezza in Italia è ancora poco diffuso, soprattutto per i passeggeri che viaggiano sul sedile posteriore. Gli ultimi dati disponibili risalgono a un’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità del 2019, nell’ambito del progetto Ulisse sulla sicurezza stradale. In media, indossa la cintura il 67%  dei guidatori o di chi siede sul sedile anteriore. Ma sul sedile posteriore, solo 1 passeggero su 10 la allaccia. Evidentemente, in molti non solo sottovalutano l’aspetto della sicurezza, ma ignorano l’obbligo della cintura anche sui sedili posteriori.

Perché la cintura di sicurezza è così importante? In caso di incidente, chi viaggia senza cintura continuerà a spostarsi in avanti alla stessa velocità di marcia dell’auto prima dell’impatto. Se manca l’airbag o se il dispositivo non si attiva, l’urto violento contro volante, cruscotto e parabrezza è inevitabile, con il rischio di venire addirittura proiettato fuori dalla vettura. Se invece l’airbag si attiva, la forza con cui una persona non trattenuta dalla cintura impatta contro il dispositivo potrebbe causare lesioni gravi.

Le più frequenti sono le lesioni al viso: traumi diretti alla struttura ossea, lesioni oculari legate all’utilizzo di occhiali, lesioni indirette alla retina e al nervo ottico. Possibili anche lesioni a braccia e spalle. Non va meglio per chi viaggia sul sedile posteriore: il passeggero senza cintura colpisce il sedile anteriore e lo scavalca, urtando violentemente chi occupa il sedile anteriore. In caso di impatti di grave entità, il solo impatto contro il sedile anteriore può provocare lesioni anche molto gravi. Torneremo su questo importante argomento.