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Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale

Pochi giorni fa, con decreto del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti è stato costituito il Comitato per l’attuazione del Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale (PNSS 2030). Un passo avanti verso l’ ambizioso obiettivo del Piano: ridurre del 50% rispetto al 2019 il numero di vittime di incidente stradale, secondo le indicazioni della Commissione Europea e dell’Agenda 2030 dell’ONU (ne parliamo qui)

Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale: il Safe System

Il ruolo del nuovo organo sarà, spiega un nota ministeriale,  “definire e promuovere le azioni necessarie per raggiungere gli ambiziosi obiettivi del Piano (…) affrontando in modo coordinato tutte le tematiche della sicurezza stradale”. L’approccio è quello del Safe System, che costituisce la cornice per le politiche di sicurezza stradale degli Stati ONU.  È riconosciuto oggi come il più efficace: affrontare il problema considerando tutti i possibili fattori di rischio. Quattro i principi guida del Safe System:

–  I guidatori commettono errori che possono portare a incidenti
–  Il corpo umano ha una capacità fisica limitata per tollerare le azioni di impatto senza subire danni
–  Esiste una responsabilità condivisa tra coloro che progettano, costruiscono, gestiscono e utilizzano il sistema stradale nel prevenire incidenti gravi
–  Tutte le parti del sistema devono essere rafforzate, in modo tale che, se una parte si guasta o fallisce, gli utenti della strada siano comunque protetti

 

Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale: le azioni

Nel quadro dell’approccio definito dal safe System, ecco alcune delle azioni previste dal Piano:
– miglioramento delle infrastrutture e della sicurezza dei veicoli
– aggiornamento dei criteri di progettazione delle strade
– manutenzione programmata delle strade
– incremento delle “zone 30 km” nei centri urbani
– realizzazione di piste ciclabili per favorire la mobilità dolce
– campagna di informazione e comunicazione, con la proposta di spazi per l’educazione stradale nelle scuole e attenzione per gli over 65

Comitato per l’Attuazione: funzioni e obiettivi

Il Comitato è presieduto dal ministro dei Trasporti. È formato dai rappresentanti dei ministeri (Economia e Finanze, Salute, Interno, Istruzione, Università e Ricerca, Sviluppo Economico), delle Regioni e degli Enti Locali. Tra i suoi compiti:
– individuare le linee per l’aggiornamento del PNSS 2030
– coordinare le azioni dello Stato con gli indirizzi dell’Unione Europea
– coordinare gli interventi delle amministrazioni pubbliche e di soggetti privati
– valutare gli interventi e verificare l’impatto delle misure attuate

Piano nazionale della Sicurezza Stradale, linee guida di attuazione

Educazione stradale

Una giornata diversa per la 𝗘𝗟𝗧 𝗘𝗹𝗲𝘁𝘁𝗿𝗼𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗚𝗿𝗼𝘂𝗽 di Roma! Sabato scorso, 17 settembre, Scuola di Guida Sicura – in partnership con 𝗛𝗥𝗖 𝗙𝗼𝘂𝗻𝗱𝘁𝗿𝗮𝗶𝗻𝗶𝗻𝗴 – ha dedicato la mattinata ai figli dei dipendenti dell’azienda, coinvolti in un percorso di educazione stradale. L’obiettivo, centrato in pieno, era quello di sensibilizzare i bambini in merito ai pericoli della strada. Abbiamo scelto di farlo giocando, unendo alla competenza di Vito Popolizio e dei suoi istruttori gli scherzi di un simpatico clown, per insegnare con un sorriso regole e comportanti importanti per la sicurezza stradale. Un grande successo, per i piccoli e per i loro genitori.
All’idea di “educazione stradale” si è arrivati con il Codice della Strada del 1992. L’art 230 prevede infatti la promozione “di appositi programmi da svolgere come attività obbligatoria nelle scuole di ogni ordine e grado, che concernano la conoscenza dei principi della sicurezza stradale”.  Non possiamo però pensare di affidare questo (importante!) compito solo alla scuola. Le famiglie giocano un ruolo decisivo e noi professionisti possiamo sostenerle nella formazione di futuri pedoni/ciclisti/automobilisti consapevoli. 

Che cosa si insegna ai più piccoli? Si parte dalle regole per muoversi a piedi: camminare per strada sembra facile, ma bisogna imparare. La funzione di marciapiedi e strisce pedonali, le regole per l’attraversamento, i cartelli stradali: non basta spiegare la teoria, molto più efficace la pratica! Le regole del Codice della Strada vengono spiegate attraverso la sperimentazione di diverse situazioni ricreate ad hoc.

Ma dopo la bella giornata trascorsa insieme, la palla passa nuovamente ai genitori: l’esempio degli adulti  è fondamentale. I piccoli assorbono i nostri comportamenti, perciò non dimentichiamo mai, in loro presenza, di applicare correttamente le regole della strada. È importante sempre, per la sicurezza di tutti. Ma ancora più importante quando in gioco c’è la formazione dei nostri figli, nuovi utenti della strada.

 

Sicurezza o silenzio?

Niente rumore: l’auto elettrica scivola silenziosa sulla strada. L’ambiente cittadino ringrazia, ma…  Pedoni, ciclisti, soggetti  vulnerabili come le persone ipovedenti, si muovono nel traffico affidandosi anche a informazioni acustiche. A bassa velocità, le auto elettriche sono così silenziose che è quasi impossibile sentirle arrivare. Sicurezza o silenzio, dobbiamo scegliere? Come conciliare i due interessi?

L’Unione Europea è corsa ai ripari. Da luglio 2019, il sistema AVAS. è obbligatorio per tutti i veicoli elettrici o ibridi di nuova immatricolazione. Da luglio 2021 l’obbligo è stato esteso a tutte le auto elettriche e ibride in circolazione: se l’auto non lo monta, l’AVAS va installato.

Il fondamento della norma è solido. Come dimostrano numerose ricerche, gli incidenti tra pedoni e veicoli silenziosi sono più frequenti degli incidenti con veicoli “tradizionali”. In particolare, uno studio della National Highway Traffic Safety Administration – l’ Agenzia governativa americana per la sicurezza nei trasporti – ha evidenziato un aumento di rischio del 19%.

Il sistema AVAS

Che cos’è l’AVAS? La sigla sta per Audible Vehicle Alert System, un sistema di “rumore artificiale” che emette un suono di intensità compresa tra i 56 e i 75 decibel. Il dispositivo si attiva automaticamente in retromarcia e a velocità inferiore ai 20 km, si disattiva quando la velocità aumenta. In base a diversi test, infatti, a velocità superiori la rumorosità naturale risulta adeguata a segnalare la presenza del veicolo. Nei veicoli ibridi, l’AVAS si attiva solo quando il veicolo viaggia in modalità elettrica. Importante: il sistema AVAS non può essere in nessun caso venire escluso dal guidatore.

Il segnale AVAS si propaga soprattutto all’esterno, quindi non risulta fastidioso per chi occupa l’abitacolo. Il suono emesso è simile al segnale acustico dei semafori pedonali ma alcune case automobilistiche hanno deciso di “personalizzarlo”. Si va dalle musiche del felliniano Amarcord a temi pensati ad hoc da un celebre compositore contemporaneo, c’è chi ha scelto un “canto” ispirato alla fantascienza e chi ha predisposto una playlist di suoni elaborati e mixati. 

Sicurezza o silenzio? Forse il traffico urbano al silenzio non è ancora abituato…

 

Spegnere il motore

Ridurre consumi, usura del veicolo e inquinamento? È possibile per tutti, mettendo in pratica tutti i giorni alcune semplici indicazioni di guida ecologica. È uno stile di guida che richiede attenzione, allenamento e responsabilità, ma i vantaggi sono assicurati. Uno dei consigli probabilmente meno seguiti, ma davvero utile, è: spegnere il motore. In che senso? Vediamo. 

Spegnere il motore conviene. Una coda al semaforo, un incolonnamento, una sosta per rispondere al cellulare o per far scendere un passeggero: se la sosta dura più di 10 secondi, conviene spegnere il motore e riavviarlo solo al momento di ripartire. Tenere il motore acceso consuma inutilmente carburante e produce circa 10 litri di gas di scarico al secondo.

Qualche cifra per chiarirci le idee.
In città, diciamo che capita una sosta di 50 secondi ad ogni km percorso. Se spegniamo il motore ad ogni sosta, dopo 200mila km e 200mila soste dovremo sostituire il motorino di avviamento, con una spesa che va dai 200 a 600 € (dipende dal tipo di veicolo che possediamo). “Visto? Allora non conviene!” Un attimo: vediamo i numeri se lasciamo il motore sempre acceso. Consumo totale  di carburante nelle 200mila soste: 4mila litri (0,02 litri per sosta); al costo medio di 1,4 € al litro significa un totale di 5,600 euro, bruciati inutilmente per stare fermi.

Secondo un’idea diffusa, spegnere e riaccendere spesso il motore può danneggiarlo, ma è vero? No, lo spegnimento non provoca danni! Non a caso, molti veicoli recenti montano un sistema Start and Stop che spegne automaticamente il motore in caso di sosta, valutando diversi parametri. Il sistema si attiva quando il conducente ferma il veicolo e mette in folle. Quando si preme la frizione o si solleva il piede dal freno il sistema “capisce” che è il momento di riavviare il motore e agisce di conseguenza. Con questo sistema, si può realizzare un risparmio di carburante medio del 4/6%, e arrivare fino al 10%. Uno studio del Politecnico di Madrid è arrivato ad evidenziare una riduzione di CO2 dell’ordine del 20% su un tragitto percorso alla velocità media di 15.5 km/h, in condizioni simili a quelle di un tragitto urbano caratterizzato da traffico intenso.

Va detto: con lo Start and Stop non è possibile utilizzare una batteria standard, ma è necessario dotare la vettura di una batteria con accumulatori più potenti, in grado di resistere alle numerose accensioni richieste dal sistema. Se, infatti, per le vetture “normali” è sufficiente utilizzare una batteria progettata per un ciclo medio di 30.000 accensioni, per quelle dotate di Start and Stop questa cifra si moltiplica fino a raggiungere le 300.000 accensioni. E la batteria è più costosa.

Altri consigli di guida ecologica si trovano qui, quiqui sul sito e sul nostro manuale Sicuri al volante, disponibile in versione cartacea su Amazon e in versione eBook e cartacea su Lulu.

Cane in auto, al caldo estivo

Un’auto parcheggiata al sole può facilmente diventare una trappola mortale. Lo confermano – purtroppo – recenti fatti di cronaca. Pensiamoci, prima di lasciare il nostro cane in auto, al caldo estivo! 

«Ma mi allontano solo per una mezz’ora…» capita spesso di pensare, nella convinzione che non ci saranno conseguenze. Bene. Uno studio recente della Stanford University ha misurato l’aumento di calore all’interno dell’abitacolo di un’auto scura, parcheggiata sotto il sole.  Con una temperatura esterna di 22 gradi, ogni 5 minuti la temperatura nell’abitacolo cresce di 3,2 gradi: in mezz’ora si arriva quasi a 40 gradi.  Se siamo in estate piena – diciamo, 30 gradi – la temperatura interna dell’auto sale a 43 gradi in un quarto d’ora, dopo mezz’ora schizza a 49. In un’ora, siamo a 54 gradi. 

Se il veicolo è chiaro, non cambia molto: nei primi 20 minuti le automobili scure si riscaldano più in fretta, ma in un lasso di tempo più lungo la differenza di temperatura rispetto alle auto scure è minima. «Ma se lascio i finestrini leggermenti aperti?» No, non serve. Lo studio della Stanford e uno ulteriore del Touring Club svizzero stabiliscono che le variazioni sono di un paio di gradi. 

Temperature insopportabili per un adulto in salute, figuriamoci per un cane.  I cani sopportano il cado molto peggio dell’uomo: non sudano e utilizzano un sistema di “raffreddamento ad aria”, disperdendo il calore attraverso il respiro. Già a 41° di temperatura corporea sono a  serio rischio di colpo di calore, a 44° subentrano invece gravi danni alla circolazione con conseguenze pesantissime, quasi sempre mortali.

È bene ricordare che lasciare il cane in auto, al caldo, potrebbe configurare  un reato penale. L’ articolo di riferimento è il 544 ter, secondo il quale:  “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione a un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro“. La pena è aumentata della metà se dai fatti deriva la morte dell’animale.

Cosa fare se vediamo un cane chiuso in auto? La prima cosa da fare è valutare bene la situazione. L’auto è completamente al sole? L’animale sembra sofferente? È possibile rintracciare il proprietario? Se vi sembra che il cane sia in pericolo e il proprietario non è alle viste, la cosa migliore è allertare la Polizia municipale o i Carabinieri. Se la situazione appare disperata potete decidere di rompere il finestrino dell’auto, ma è bene sapere che in questo caso si commette un reato, con il rischio di essere denunciati dal proprietario dell’auto per danneggiamento. Nel caso, scattate qualche foto o girate un breve video che possa dimostrare lo stato di necessità, per chiedere le attenuanti.
Interessati al tema quattrozampe? Di cani in auto abbiamo parlato anche qui.

 

Check up estivo

Temperature roventi? Non solo noi, che ci aggiriamo per le strade cittadine in cerca di un po’ d’ombra, anche le auto soffrono il caldo! E se per noi una fresca granita è un buon rimedio per recuperare energie, un check up estivo aiuta la nostra auto a mantenere una perfetta efficienza. Ecco alcuni consigli, per muoversi in città e in vista della partenza per le vacanze.

Acque e olio: tutto a posto? – Anche i motori sono sensibili alle alte temperature. Meglio controllare i livelli di olio lubrificante e liquido refrigerante e se necessario procedere al cambio. Sul libretto dell’auto trovate indicati gli intervalli di rabbocco e sostituzione dei liquidi, ma più spesso si cambiano, meglio è.

Vetri – Parabrezza, finestrini e lunotto posteriore sono componenti importantissimi per la sicurezza dell’auto ed è fondamentale che siano in perfette condizioni. Con le alte temperature, il vetro si dilata e si determina una maggiore flessione del PVP, un “foglio” di plastica posto tra i due strati di vetro. In viaggio, anche una piccola scheggiatura può trasformarsi in una crepa. Il rischio è quello di non riuscire ad avere una visibilità adeguata o – nel peggiore dei casi –  che il vetro si rompa del tutto alla minima pressione. Meglio un check up preventivo.

Carrozzeria – Sporco e luce diretta del sole opacizzano la carrozzeria. Meglio lavare spesso l’autonella stagione calda, magari verso sera o comunque all’ombra. Nelle località di mare, l’acqua dolce (anche nel sottoscocca e nei passarutota, a motore freddo) aiuta ad eliminare la salsedine, causa di corrosione. Una passata di cera contribuisce a mantenere la carrozzeria in condizioni ottimali, con poco sforzo. Piccola avvertenza: parcheggiare all’ombra, se possibile, evita non solo temperature da nucleo solare nell’abitacolo, ma aiuta a mantenere integre le parti in plastica e gomma.

Batteria –  Il caldo estivo è un nemico pericoloso. All’aumentare della temperatura esterna le reazioni elettrochimiche accelerano, la batteria si scarica più velocemente e riduce le proprie prestazioni. Le auto che vengono utilizzate spesso riescono a ricaricarsi ma per i veicoli che restano fermi a lungo il livello di carica si riduce continuamente. Le case costruttrici raccomandano di ricaricare la batteria già dopo un’esposizione a 20°C.  Non a caso: in un’auto esposta al sole la temperatura sotto il cofano è decisamente più elevata di quella esterna! Per un check up estivo completo, meglio testare la batteria, soprattutto se ha più di tre anni.

Pneumatici: quando la temperatura sale, sale anche la pressione degli pneumatici. Perché? Perchè l’aria calda occupa più volume dell’aria a bassa temperatura. La pressione delle gomme superiore a quella consigliata determina usura irregolare, ridotta aderenza e scarso comfort di guida.  Controllate la pressione dal gommista!

Con questi controlli fondamentali, il check up estivo si può considerare soddisfacente. Ultima avvertenza per l’estate: il condizionatore con intelligenza, ne parliamo ad esempio qui.

Parcheggi rosa

In stand-by dal settembre 2021, sono ufficialmente entrati nel Codice della Strada con la pubblicazione in  Gazzetta Ufficiale, il 23 maggio. Parliamo dei “parcheggi rosa”, riservati per legge alle donne in gravidanza e ai genitori – mamma e papà – con bambini fino ai 2 anni di età. «Ma io li ho già visti!» Vero, li abbiamo già visti nelle zone di parcheggio di supermercati o altri esercizi commerciali. O in prossimità di servizi pubblici essenziali: ospedali, asl, scuole, parchi pubblici, banche, uffici postali.

Prima, erano i Comuni a decidere se e dove prevederli, all’interno del proprio territorio di competenza. Il Codice della Strada riconosceva la possibilità di “riservare limitati spazi alla sosta” ad alcune categorie, tra cui potevano rientrare le donne in gravidanza. Oggi, esiste una legge nazionale che individua esplicitamente la categoria ed estende la previsione a tutte le strade pubbliche. Tuttavia, non sono un obbligo per i Comuni: restano un segno di attenzione per zone in cui la sosta può essere problematica. E resta nella facoltà delle amministrazioni scegliere di indicare un tempo massimo di utilizzo, spesso compreso tra 2 o 3 ore.

Per utilizzare i parcheggi rosa serve un contrassegno speciale, da richiedere al Comune di residenza e da esporre sul veicolo. Ogni Comune prevede una procedura di rilascio specifica, quindi è opportuno informarsi per essere sicuri dell’iter da seguire. Il permesso rosa è gratuito, ma potrebbero essere previste spese burocratiche come marche da bollo.

Come avviene per tutti i parcheggi riservati, per chi occupa le strisce rosa senza avere i requisiti richiesti scatta la multa. La sanzione prevista varia tra 87 e 344 euro.  Chi ha il pass è sempre al sicuro? Attenzione: la sanzione – da 47 a 173 euro – è prevista anche per chi è in possesso del permesso ma non osserva le condizioni di sosta.

World Stars Football Match 2022

Si accendono i riflettori sulla partita più speciale dell’anno! La All Stars F1 Drivers – nazionale dei piloti di F1 – torna in campo in occasione della 29ma edizione del World Stars Football Match 2022. La data da cerchiare in rosso sul calendario è quella di martedì 24 maggio, alla vigilia del Gran Premio di Formula Uno a Monaco.
La Nazionale Piloti sfiderà lo Star Team for the Children alla presenza di S.A.S. il Principe Alberto II, presidente onorario dell’associazione che festeggia nel 2022 lo storico traguardo di trent’anni dalla fondazione e oltre 100 eventi sportivi e di beneficienza organizzati. Sarà un grande ritorno dopo tre anni di assenza, dovuta all’emergenza pandemica da Covid 19. L’incasso del match sarà utilizzato per promuovere progetti a sostegno dei bambini disagiati nel mondo.

Come sempre, la Nazionale Piloti è pronta a scendere sul terreno di gioco. Per tutti, valgono gli stessi valori che da sempre contraddistinguono la squadra: aiutare chi è in difficoltà.  Senza volante, come se la cavano i nostri giocatori? Su 239 partite giocate, 122 vittorie, 87 pareggi, per un totale di 619 goal realizzati.

Anche quest’anno, Vito Popolizio – in squadra da quasi 20 anni – sarà in campo al fianco dei piloti di F.1 per la tradizionale partita di beneficenza. «Sono felicissimo di dare il mio contributo, per un evento che unisce agonismo, spettacolo e impegno. Sul piano personale, è un’occasione unica per incontrare vecchi amici, con i quali abbiamo condiviso l’adrenalina della pista».

Con il World Stars Football Match 2022 la Nazionale Piloti tornerà finalmente in campo e lo farà con la stessa determinazione e con gli stessi valori che hanno da sempre contraddistinto la squadra, ovvero aiutare il prossimo: sono stati, infatti, raccolti 16.156.023€ grazie a 239 partite giocate, delle quali 122 vinte, 87 pareggiate e per un totale di 619 goal realizzati. Com’è andata l’ultima volta? Scopritelo nel nostro articolo, qui.

Appuntamento allo Stadio Louis II di Monaco -sede della squadra AS Monaco FC. L’evento verrà trasmesso in diretta con inizio alle ore 19,00 su Sky Sport F1 HD, canale 207 di Sky.

Auto in panne

Può capitare: la nostra auto ci lascia a terra. Si accende una spia, parte un rumore anomalo, il motore non gira… Non è un’esperienza piacevole, un po’ di preoccupazione – o anche nervosismo – sono inevitabili. Soprattutto se capita in condizioni difficili: in autostrada, di notte, oppure con cattive condizioni meteo. Ma è importante evitare che una situazione spiacevole possa diventare pericolosa. Bisogna gestire l’emergenza senza mettere a rischio se stessi, eventuali passeggeri e chiunque transita nei pressi dell’auto in panne. Come comportarsi?

La prima regola è: mantenere la calma. Sembra scontato, ma non è sempre facile restare lucidi e comportarsi rispettando una serie di norme stradali e di prudenza.

Se le condizioni del veicolo lo permettono, guidate fino a fermarvi in un’area sicura. In autostrada – ad esempio – in una piazzola di sosta d’emergenza: sono i piccoli slarghi ricavati al di là della corsia d’emergenza, quindi al di fuori della carreggiata, dove è possibile sostare fino a 24 ore. Sono spazi pensati espressamente per i veicoli in difficoltà: le forze dell’ordine in transito sono tenute a fermarsi e verificare la situazione dei veicoli fermi in queste piazzole, per prestare eventualmente soccorso.

In alternativa, accostate sulla corsia di emergenza; ricordate però che qui la sosta non deve superare le tre ore (ne parliamo qui). Se possibile, meglio non fermarsi in prossimità di una curva. 

Accendete le luci di emergenza e segnalate il veicolo fermo posizionando il triangolo ad almeno 50 metri dal mezzo, in modo da comunicare agli altri automobilisti la presenza del mezzo o di eventuali carichi dispersi sulla carreggiata. Nel caso abbiate perso liquidi o pezzi è necessario avvisare la polizia  utilizzando il numero unico 112.

Prima di scendere dall’auto indossate il giubbotto catarinfrangente, obbligatorio per legge dal 2004. Devono indossarlo – secondo il Codice della Strada – i conducenti dei veicoli fermi sulla carreggiata, fuori dai centri abitati, di notte o in condizioni di scarsa visibilità. E quando si va a posizionare il triangolo o se si scende da un mezzo fermo sulla corsia d’emergenza.

Messa in sicurezza l’area, non resta che chiedere aiuto e chiamare il soccorso stradale. Se vi  trovate in autostrada e il cellulare è scarico o non c’è campo, dovete raggiungere la colonnina SOS, collocate a una distanza media di 1.5 chilometri. Ultimo passaggio: attendere i soccorsi in prossimità dell’ auto.

 

Trasferimenti di carico

Per capire “cosa succede” a un veicolo in movimento, un po’ di fisica non guasta. Quando parliamo di “trasferimenti di carico” parliamo proprio di forze fisiche che agiscono sui veicoli durante la marcia.

In stato d’inerzia – vettura ferma o in moto rettineo – l’auto presenta una distribuzione dei pesi ottimale tra assale anteriore e posteriore. Ad ogni variazione di direzione o velocità (accelerazione, frenata, curva), il veicolo subisce l’azione di forze fisiche che determinano continui trasferimenti di carico. Cioè, spostamenti di peso che modificano l’iniziale equilibrio ottimale. Ad ogni spostamento corrisponde un preciso movimento della scocca rispetto alle ruote: beccheggio, rollio e imbardata. Ad ogni movimento corrisponde una conseguente modificazione dell’aderenza degli pneumatici. Vediamo più in dettaglio.

Beccheggio – in accelerazione e in frenata, una forza longitudinale agisce sull’asse anteriore/posteriore della vettura.

In accelerazione, il muso dell’auto si solleva; guidatore e passeggeri si sentono schiacciati contro il sedile.  Cosa succede? Il carico si trasferisce sull’asse posteriore: l’aumento di peso “schiaccia” gli pneumatici al suolo, aumentando l’aderenza. Al contrario, l’asse anteriore – alleggerito – si solleva.

In frenata, il muso dell’auto si abbassa; guidatore e passeggeri si sentono proiettati in avanti. Cosa succede? La maggior parte del carico si sposta sull’asse anteriore, che si appensantisce e si abbassa, migliorando l’aderenza degli pneumatici. Nelle frenate più impegnative, il peso può arrivare a gravare sull’anteriore per l’80%.

Rollio – nei cambi di direzione, una forza dinamica trasversale – la forza centrifuga – agisce sul lato destro/sinistro della vettura.

Guidatore e passeggeri si sentono attirati verso l’esterno curva. Cosa succede? La forza centrifuga tende a spostare le masse sospese in direzione opposta rispetto al centro curva, quindi verso l’esterno. La maggior parte del peso grava su due sole ruote: la vettura sembra inclinarsi sull’asfalto verso l’esterno curva, mentre il lato interno si alleggerisce e si solleva.

Imbardata – è il movimento di rotazione di un veicolo intorno al suo asse verticale, passante per il baricentro: immaginiamo di infilare una matita nel tetto della nostra vettura e poi ruotarla. A differenza degli altri due, l’imbardata non si verifica durante la marcia normale. È invece la conseguenza di una perdita di aderenza sull’asse posteriore della vettura: il veicolo sbanda e inizia a ruotare su se stesso.