Pneumatici di classe superiore

Chi contava sul “bonus pneumatici” è rimasto deluso. L’emendamento proposto da alcuni parlamentari al Decreto Energia – fino a 200 euro di contributo per l’acquisto di un treno di gomme auto di classe A o B – è stato ritirato dai firmatari. Persa la possibilità di un “aiutino” da parte dello Stato per passare a pneumatici di classe energetica superiore, vale comunque la pena di acquistarne di più efficienti? Vediamo.

Dallo scorso maggio 2021 è  in vigore la nuova etichetta energetica per gli pneumatici: 5 categorie di classe energetica, dalla A alla E. Come gli elettrodomestici o le lampadine. Rispetto alla precedente la nuova etichetta è più completa e trasparente. Le principali novità: semplificazione delle classi di  aderenza e rumorosità, indicazione della tenuta su neve e ghiaccio, introduzione di un QR Code che consente di accedere a informazioni aggiuntive e specifiche sul prodottto. Le gomme di classe A e B sono quelle che garantiscono le migliori prestazioni in termini di sicurezza e sostenibilità. Perché? 

Montare questo tipo di pneumatici permette di avere maggiore tenuta di strada e spazio/tempi di frenata ridotti fino al 30%. Significa arrestare il veicolo in meno tempo e in uno spazio minore, guadagnando in sicurezza.

E veniamo alla sostenibilità. Studi alla mano, se montiamo uno pneumatico in classe B invece che uno in classe E possiamo ridurre i consumi di carburante fino al 7% . «In Italia si consumano circa 40 miliardi di litri di carburante, con una spesa stimabile in circa 60 miliardi di euro» spiega  Assogomma, associazione di produttori di pneumatici «Se  tutti i mezzi in circolazione adottassero pneumatici di classe A o B  si potrebbero risparmiare oltre 2 miliardi di litri di carburante, pari a oltre 4 miliardi di euro»

Un risparmio in termini economici ma non solo: i consumi ridotti consentono di evitare emissioni di CO2  per 7 milioni di tonnellate all’anno. Occhio però alla pressione di gonfiaggio! «Gomme gonfie al punto giusto fanno consumare meno benzina o gasolio, perché riducono la resistenza al rotolamento sull’asfalto. I dati indicano che per ogni 0,2 bar di pressione in meno rispetto a quella corretta, si spende in media l’1/2% in più, ma con punte che possono arrivare al 10%» conferma l’Ufficio Studi dell’Unione Nazionale Consumatori.

Per concludere. Niente aiuto di Stato, e la sostituzione di un treno di gomme può comportare una spesa impegnativa. Ma il passaggio a pneumatici di classe energetica superiore si rivela comunque una mossa vincente.

Mobilità sostenibile: il punto della situazione

Buone notizie sul versante della mobilità sostenibile in Italia: auto elettriche e colonnine di ricarica sono in aumento. Lo conferma il report Le infrastrutture di ricarica pubbliche in Italia di Motus-E, l’associazione che raggruppa gli stakeholders della mobilità elettrica. Pubblicato a gennaio 2022, riporta dati aggiornati al dicembre 2021. Vediamo qualche cifra per capire a che punto siamo.

Nonostante i rallentamenti legati alla pandemia, il 2021 si chiude con un totale di 136.7541 veicoli elettrici o ibridi immatricolati, pari a un +128% rispetto all’anno 2020. In testa le regioni del Nord, che rappresentano il 64% del mercato totale.  Per la mobilità sostenibile in Italia, i numeri sono incoraggianti. Ma rispetto al contesto europeo sono ancora modesti: l’Italia è collocata al quinto posto.  Siamo però secondi in Europa per rapporto tra numero di infrastrutture di ricarica e numero di veicoli elettrici in circolazione. È chiaro l’obiettivo di “spingere” per una diffusione capillare  sul territorio dei servizi di ricarica.

Qualche dato: al 31 dicembre 2021 risultano 13.233 infrastrutture di ricarica – cioè stazioni o colonnine in grado di ricaricare anche più di un veicolo contemporaneamente – in 10.503 luoghi accessibili al pubblico. Una crescita del 36% rispetto all’anno precedente, che conferma un trend in continuo aumento. Come sono distribuite le infrastrutture sul territorio nazionale? Anche qui, le differenze sono rilevanti. Più della metà sono distribuite nel Nord Italia (57%), con la Lombardia che da sola può vantare  il 17% dei punti di ricarica. Centro e Sud-Isole più o meno si equivalgono, rispettivamente con il 23 e il 20 per cento. Trasversale il dato relativo alle 10 città metropolitane, distribuite tra Nord, Centro e Sud. A fronte del 14% di popolazione nazionale ospitata, concentrano il 17% dei punti di ricarica totali.

La mobilità elettrica è roba da centri urbani, verrebbe da concludere. Uno sguardo  alla situazione sulle autostrade sembra confermarlo. Ad oggi, leggiamo nel report, le infrastrutture di ricarica presenti sulla rete autostradale sono pari a 1,2 ogni 100 km. Diventano 40 se aggiungiamo le infrastrutture collocate in prossimità, ma che richiedono comunque l’uscita dal casello. Per rispettare i nuovi target europei, l’Italia dovrebbe riuscire a installare circa 2.000 punti di ricarica entro il 2030. Aprendo la strada a viaggi extraurbani per le famiglie e per le flotte aziendali.

Mobilità smart

«Un sistema di trasporto che corrisponda ai bisogni economici, sociali e ambientali della società, portando al minimo storico le ripercussioni negative in questi tre sistemi»  Risale al 2006 la prima definizione di “mobilità sostenibile”, che dobbiamo al Consiglio Europeo. Ad oggi, è una delle principali risposte utilizzate da governi di tutto il mondo per ridurre l’inquinamento e tutelare salute e ambiente.

Questo riguarda solo il trasporto pubblico? Vediamo qualche cifra in generale. In Italia, il trasporto è responsabile del 50% delle emissioni di ossidi di azoto, del 13% delle emissioni di particolato e del 23% delle emissioni totali di gas serra. Il 60% di questa ultima percentuale è da imputare alle auto. Quindi il tema della mobilità sostenibile coinvolge tutti noi.

È vero che – come ci informa la 5^ edizione del White Paper, pubblicazione di riferimento nel mondo della smart mobility – nel 2020 in Italia le immatricolazioni di veicoli sono calate del 28%. Cioè, abbiamo messo su strada 535.000 nuove vetture in meno rispetto all’anno precedente. Ma è anche vero, prosegue il White Paper, che con la pandemia l’auto è diventata il mezzo preferito per spostarsi. Un italiano su due considera l’auto il mezzo più sicuro, mentre solo da due italiani su cinque utilizzano i mezzi pubblici . 

Anche in Italia la mobilità smart è supportata dal Governo: 663.710 i cittadini hanno utilizzato i bonus legati alla mobilità a basso impatto ambientale. Ma se non possiamo passare all’auto elettrica, possiamo comunque dare un contributo. L’ecodrive, la guida ecologica, è un allenamento specifico che consente di ridurre emissioni nocive, usura del veicolo e consumi di carburante. Conviene all’ambiente e conviene a chi guida!

In questo sito trovate alcuni consigli per guidare “verde”, così come nel nostro manuale Sicuri al volante disponibile in versione cartacea su Amazon e in versione eBook e cartacea su Lulu. E per completare la preparazione, la nostra Scuola organizza corso specifici utili per tutti. 

Ecodrive – scegli l’auto giusta

In base ai dati della Commissione Europea, le autovetture contribuiscono per il 12% circa alle emissioni di CO2 causate dall’uomo in Europa. Di fronte a questa situazione, governi e consumatori sensibili chiedono alle case automobilistiche di ridurre l’impatto ambientale dei loro prodotti.

In risposta, le case automobilistiche si sono mosse con una gamma di interventi frutto di ricerca e innovazione. Migliore efficienza dei motori, interventi sulle strutture, nuove tecnologie di propulsione hanno consentito una riduzione costante e graduale delle emissioni nocive dei veicoli.

Ridurre le emissioni non dipende però solo dalle caratteristiche dei veicoli ma anche dalle scelte dei conducenti. Un cambio nel paradigma comportamentale può essere un utile complemento all’approccio tecnologico messo in campo dai produttori. Al momento dell’acquisto, pensiamo anche alla sostenibilità!

I veicoli di grossa cilindrata, progettati per raggiungere velocità elevate, consumano molto carburante anche quando viaggiano a velocità “normali”. Perché?

Per muoversi, questi motori devono sviluppare una grande potenza, che a bassa velocità viene utilizzata solo in minima parte. Questa riserva di potenza in eccesso costa cara. Se un motore lavora in condizioni diverse da quelle per cui è progettato, il suo rendimento non sarà ottimale: il consumo di carburante risulterà maggiore.

Per consumare la giusta quantità di carburante dobbiamo scegliere un veicolo adatto all’uso al quale intendiamo destinarlo. Inutile comprare un SUV e utilizzarlo come un’utilitaria! Al momento dei acquistare una vettura, prestate attenzione all’Etichetta Energia: troverete informazioni relative al consumo di carburante, alle emissioni di CO2 e all’efficienza energetica. Scegliendo l’auto “giusta” e adottando un giusto stile di guida possiamo risparmiare dal 10 al 40% di carburante.

Climatizzatore con intelligenza

L’estate è proprio arrivata. Non è solo una questione di calendario, sono le temperature che lo confermano. E quando in auto il caldo si fa sentire, il climatizzatore è un comfort irrinunciabile.

I primi prototipi comparvero negli anni ’30, i collaudi iniziarono nei primi anni ’40 su Packard e Cadillac. Il primo sistema di climatizzazione fu montato solo nel 1953, sulla Chrysler Imperial. Oggi è presente praticamente su tutte le vetture e sembra impossibile farne a meno. Ma come funziona?

Scopo dei climatizzatori è sottrarre calore dall’abitacolo e deumidificare l’aria al suo interno. In che modo? Sfruttando un principio semplice: un liquido che diventa gas assorbe calore; un gas che diventa un liquido libera calore. L’aria calda all’interno dell’abitacolo viene raffreddata nel momento in cui fa ingresso nell’evaporatore, all’interno del quale circola un liquido freddo. Quindi, un climatizzatore non produce aria fredda, ma sottrae aria calda dall’abitacolo.

Spesso questo impianto viene utilizzato in modo poco corretto, favorendo inutili sprechi. L’energia necessaria al funzionamento del compressore produce infatti un aumento dei consumi di carburante. Dunque, il climatizzatore deve essere usato con intelligenza e solo quando è davvero necessario. Qualche consiglio.

Disattiva il funzionamento automatico: decidi tu quando il climatizzatore serve. Accendilo solo se la temperatura esterna supera i 18 gradi.

Alla partenza, viaggia per un paio di minuti a climatizzatore spento, con i finestrini abbassati e la ventilazione accesa. Poi chiudi i finestrini e accendi il condizionatore a velocità ridotta.

Evita le temperature polari! Tieni bassa la differenza tra temperatura interna ed esterna e ricorda: la temperatura ideale dell’abitacolo è di 23 gradi.

Con questi semplici accorgimenti i consumi si riducono in media del 5%.